lunedì 17 giugno 2013

Uochi Toki (+gruppacci misconosciuti vari) live@Anfiteatro Odeon, Nola (16/06/2013)



Report offerto da Baumetto e altra gggente.

Ragazzi quanto vi siete persi il concerto degli Uochi Toki più bello che abbia mai visto (eheh).

Dopo un'ora di ricerca per quanto riguarda il luogo stesso del concerto (alcuni manifesti dicevano a Nola, altri in una frazione, nel famigerato "Anfiteatro Odeon" che non esiste e per arrivare al quale non è stata data alcuna indicazione stradale né numero civico) arriviamo alle 10 in questo posto pieno di buio e immondizia.  Una roba tipo impianto industriale in costruzione abbandonato con un anfiteatro squadrato di fronte (wat) pensando "cazzo siamo in ritardo di un'ora", ma con una accorta prolessi vi riferisco che gli Uochi Toki hanno iniziato a suonare solo alle 00.00.
Gli alternativi di Nola & dintorni sono divertentissimi da guardare. C'erano anche degli osceni disegni appesi al muro con tipo i trailer dei film storpiati, e per farvene un'idea il più divertente tra questi era Padre Pio con un cappello da thug e una pistola ed il titolo "ERA PIO PADRE" (madonna V per Viennetta ma chi cazzo le pensa 'ste cose sembrano le pagine sui film di nonciclopedia).
Ma sto divagando.
Alle 10.30 penso che abbia iniziato a suonare il primo tizio, perché c'era uno nascosto in un buco nel palco che muoveva manovelle e faceva una cosa tipo ambient techno da discoteca, ma nessuno se lo cagava. Era solo un sottofondo? boh? Comunque molto basico, però verso il finale è diventato tiroso e tamarro alla Deadmau5, molto molto alla lontana. Intanto i cessi erano sporchissimi con la merda per terra e Napo vendeva i suoi vinili uh uh io possiedo macchina da guerra e voi no uh uh.

Ah, Venta Protesix ha regalato due suoi cd Lolicon noise a Napo (tfw conosci gente che fa Noise a Salerno).
Poi dopo 'sti ciccioni con due tastiere, UN PIATTO, un basso e un'equalizzazione che faceva schifo, che indossavano copricapi indiani e dicevano robe tipo "ragazzi voglio vedervi ballare perchè il ballo è un'espressione della vita e dell'amore" cercando di fare i MGMT. Avessero avuto 17 anni a testa avrei capito, ma siete grassi e vecchi (e tra l'altro il piatto era lì per fare scena perché il suono era già incluso nell beat fatto a computer).
Quindi capite che noi alle 00.00 abbiamo perso le speranze e ci aspettiamo che il concerto finisca tipo alle 6.
Ma ecco, ecco che Napo compare, Rico gira delle manopoline, Zona fa un gesto che è riconducibile al "vabene" [cit.], e noi ci mettiamo in prima fila seduti come gli indiani.
Ed il concerto è stato più o meno ODDIO CHE BOMBER CHE SIETE: Napo inizia a disegnare, come sfondo non ha più il solito bianco imbrattato da vermi neri, ma una foto di un presunto apparecchio elettronico su cui inizia a disegnare valvole, cavi, bottoni, componenti (è la macchina da guerra?) utilizzando anche il pennello bianco. E rico ha sparato alcune delle sue basi più violente, ipnotiche come sempre ma rinnovate da nuovi campionamenti: c'è stato un momento glitch, arpeggi di chitarra, qualcosa alla Propellerheads ma molto più figa, un sacco di feedback cattivissimo, una parte di Wallnoise, penso un/una Kalimba, c'era di tutto ed era tutto bellissimo; ma sopratutto era perfettamente intrecciato con i disegni di Napo, questa volta in formissima e meno astratto del solito. Abbiamo visto poche forme geometriche e sistemi di riferimento, più linguaggi arcani e alleluja non ha rifatto i draghi lunghissimi cavi pieni di triangolini che mi avevano un po' rotto il cazzo. Invece il barbuto bomber ha sciorinato una cascata di immagini da cui sorgevano altre immagini, e ommioddio che figata quando ha iniziato a smanettare con i filtri, all'inizio semplici effetti di vibrazione che via via si sono trasformati in esplosioni di colori e cose pixellosissime e tripposissime.
Nel senso onde di pixel colorati a caso.
Obv hanno fatto i pezzi di Macchina da Guerra, Napo ha cantato pochissimo per i suoi standard (ma la performance alla tavoletta grafica ha più che equilibrato questo scompenso) finché non ha iniziato a lollare in codice binario: 

ELLE O ELLE. ELLE O O O O O O ELLE. ELLE O ELLE ELLE ELLE O O O O ELLE.
E così via.
Rico esce pazzo sfociando nel Grindcore più violento con quadruplo pedale per battuta, Napo dice che non sarò mai suo amico ;(, chiusura standard con sfondo completamente nero e finale in dissolvenza:
>applausi
>2013
>"fatene un'altra cazzo!"
>fanbase degli uochi toki

Dovevate esserci.
In conclusione abbiamo fatto ascoltare al duo questa: 

http://www.youtube.com/watch?v=BeTPBfCdk6k
che ha composto il nostro amico Cacciatorpediniere, ci hanno risposto che l'avevano già sentita e noi "come è possibile ha soltanto 52 visualizzazioni ok", poi ci siamo avviati a casa con il sorriso sul viso e la morte nel quore.
Have a nice day con la foto del fottutissimo KLAUS FELINO

domenica 16 giugno 2013

Marnero - Il sopravvissuto





















LISTA DELLE TRAHRRRR

  1. Quadrante I - Come se non fosse un domani
  2. Quadrante I - (Come infatti non c'è)
  3. Quadrante II - Non sono più il ghepardo di una volta
  4. Quadrante II - (Che non sono mai stato)
  5. Quadrante III - Il porto delle illusioni
  6. Quadrante III - Prologologia
  7. Quadrante IV - Rotta irreparabile
  8. Quadrante IV - Zonguldak 

Devo dire che non sono mai troppo convinto quando si parla di post-hardcore italiano. 
Ho vissuto il 2011 come il mio primo anno da blogger/recensore/bjorkodino, e appena abbiamo cominciato ad emergere (parola grossa), i primi gruppi che mi hanno richiesto recensioni erano tutti gruppetti hardcore che cavalcavano l'onda screamo innescata dai Raein e dai La Quiete e ribadita dai Fine before you came. 
In poche parole: questo genere di musica, specialmente in italia, ha cominciato a darmi allo stomaco.
Per quanto riguarda i Marnero, loro sono alla terza prova (Laghetto a parte), vengono sponsorizzati dalla crème delle minilabel (Fallo dischi, i Dischi Bervisti di Manzan, To lose la track, e così via), e spaccano i culi.
Il sopravvissuto si staglia con una forza espressiva unica nel mucchio di album à la Fugazi (sì, prendete questo paragone con le pinze) che escono ogni anno, secondo lavoro di una chiaramente inconclusa trilogia, ha un approccio concettuale di ritorno alle cose che sbeffeggia la metafisica e il simbolismo, un po' ridondanti, di altri famosi gruppi nostrani: finalmente troviamo una storia da raccontare e farsi raccontare, certo, piena di metafore e analogie, ma pur sempre una storia. 
Una lunga storia che deve ancora finire, ma che trova in questo capitolo uno dei suoi apici poetici, con un lirismo del mare e della morte, del naufragio e del pirata evocativo e suggestivo. 
Nascono così dei bellissimi testi accompagnati da chitarre distorte e sofferte, da inaspettate sezioni d'archi e da voci antiche, che si manipolano creando dei momenti campali e memorabili che in altre release dello stesso genere vengono offuscati da una certa attitudine math, dalle continue e noiose digressioni, o semplicemente dal menefreghismo che aleggia attorno alla figura dell'ascoltatore.
So che è brutto dire questa cosa di un album dove ci sono persone che urlano e arpeggi che si fermano alla seconda nota, ma probabilmente Il sopravvissuto è uno degli album italiani più belli del duemilaetredici.

2013, 'n fottio di label che trovate sul bandcamp

venerdì 14 giugno 2013

Kombat Asceta - Vodka Roszkowska




















LISTA DELLE TRASZKE

  1. Chiuso in cuffia
  2. Another world
  3. Sostanza
  4. Il drago libero
  5. Curami
  6. I kiss you
  7. Faccia da culo
  8. L'anima ride
  9. Liquido arcobaleno
  10. Piove
Quest'album è stato pubblicato un mese fa dalla Deep Lake Recordings ma in realtà è del 2011. 
Gli aoty di quest'anno sono sempre degli anni scorsi. 
Sull'album c'è poco da dire: i kombat asceta hanno 26 fan su facebook e sono riusciti a tirar fuori uno dei lavori più clamorosi degli ultimi anni, in Italia e non solo.
Non so che dire.
Sono completamente illuminato. Le chitarre sanno di Husker Du e di noise, le percussioni sanno di techno hardcore e basilico, il cantato e i testi sanno di Wolfango e ogni momento di quest'album è una singolarità che mi investe con la sua potenza e la sua luce, distorcendo i canoni estetici che utilizzo per giudicare la musica. 
Dalla secchezza Jandekesca/power-electro di Chiuso in cuffia alla grandiosa cavalcata della cover di Curami, dall'apice poetico/linguistico di I kiss you alla follia da rave casalingo di L'anima ride, il progetto Kombat Asceta mi ha regalato ore di gioia indefinita e disinteressata, una taiga di morte e idiozia come non ne vedevo dagli anni '90.
Ora, siccome sapete che non so parlare bene dei dischi che mi piacciono davvero tanto, fate quello per cui leggete queste patetiche recensioni: scaricate l'album e ascoltatelo, perché io sono completamente preso e non riuscirò mai, mai, mai, a trasmettervi quello che mi è stato trasmesso dall'ascolto; fatela voi la recensione. 

E buona epifania a tutti.

DOWNLOAD SULLA DEEP LAKE 

2011/2013 Deep Lake Records

giovedì 13 giugno 2013

Boards Of Canada - Tomorrow's Harvest





















LISTA DELLE TRACCE CHE BOH

01. Gemini
02. Reach For The Dead
03. White Cyclosa
04. Jacquard Causeway
05. Telepath
06. Cold Earth
07. Transmisiones Ferox
08. Sick Times
09. Collapse
10. Palace Posy
11. Split Your Infinities
12. Uritual
13. Nothing Is Real
14. Sundown
15. New Seeds
16. Come To Dust
17. Semena Mertvykh


Non devo fare un'introduzione per i Boards of Canada vero?
Sì che li conoscete, dai.
Insomma, dopo otto anni senza LP vengono fuori con Tomorrow's Harvest. Qualche giorno fa, quando fecero lo streaming ufficiale su youtube ed io ero lì a sentire megacurioso, rimasi piuttosto soddisfatto da produzioni e sonorità, perché cazzo, non sono certamente scese di livello; i synth analogici e la pletora di altri strumenti e shenanigans musicali a cui il duo ci ha abituato continuano a fare la loro porca figura, creando questi dipinti sonori di lande desolate nelle quali non puoi fare a meno di sentirti osservato. Insomma tutto bello e carino, però normale.

Voglio dire, sono passati otto anni.
E Tomorrow's Harvest è più o meno come gli altri. 
Nessuna ridefinizione del sound, nessuna grossa apertura ad altre influenze,  e al terzo ascolto mi trovo ad essere annoiato, perché se mi voglio immergere nei BoC tanto vale che lo faccia con Geogaddi o con The Campfire Headphase, che in ultima analisi sono album migliori a livello di idee e resa delle atmosfere. Cioè, mbv, che metà mondo ha criticato perché troppo simile a Loveless, suona più fresco di questo. Con questo non dico che non abbia avuto la mia dose di godimento da Tomorrow's Harvest, è fatto proprio bene; però cazzo, siete i Boards of Canada, siete nel ranking dei bomber supremi, non posso fare a meno di sentirmi un pochetto deluso. Tomorrow's Harvest è bello ma non ha proprio tenuto conto del fatto che otto anni sono tanti e la scena musicale ha subito cambiamenti dai quali 'sti scozzesi potevano attingere per fare un prodotto più interessante. 
Vabbé, bona.

MEDIAFIRE SELF MADE

2013, Warp

mercoledì 12 giugno 2013

Sigur Rós - Kveikur




















LISTA DELLE TRACCE RIVOLUZ

  1. Brennisteinn
  2. Hrafntinna
  3. Isjaki
  4. Yfirbord
  5. Stormur
  6. Kveikur
  7. Rafstraumur
  8. Bláprádur
  9. Var
I Sigur Rós sono in una posizione difficile. I frocetti islandesi sono oramai un'istituzione ed è, per loro, necessario mantenere lo status quo nel maciullato e post-apocalittico mondo del post-rock che fa la spola tra le sperimentazioni drone e i cloni degli Explosions in the sky. Dopo l'esperienza di Valtari, Jónsi e i suoi decidono di fare timidamente capolino in un panorama post che fa della forma canzone la sua realtà strutturale e della sperimentazione timbrica/strumentale il suo principale abbellimento, il suo fragile vessillo. Probabilmente Kveikur è l'unica soluzione che potessero trovare senza sembrare ripetitivi e monotoni con un altro Takk... o senza far crollare il castello di carta del loro successo con un'eccessiva tendenza allo sperimentalismo (l'ultima islandese a fare una cosa del genere è stata Björk con Medúlla, che ha un'andatura un po' troppo alla Yoko Ono per essere una sperimentazione seria). Un album che insiste sulla forma canzone ma che sputa addosso all'ascoltatore un guano di novità e citazioni, che profuma di My Bloody Valentine (in particolare quelli di quest'anno), Godspeed You! Black Emperor, Reznor, che puzza un po' di Alcest e tristezza. 
Un po' il lungo riflesso sbiadito del singolo Brennisteinn
Non me la sento di bocciarlo e non me la sento di lodarlo: è un album di passaggio, una cauta e intelligente esplorazione in un terreno che il gruppo non aveva mai toccato prima, pieno di percussioni ben pensate e sviluppi basso/elettronici interessanti, ma ancora troppo dipendente dall'enorme ombra del concetto stesso di Sigur Rós. Io, come al solito, aspetto.
Voi ascoltate. 

CI VUOLE UN PROXI.

2013, EMI

sabato 8 giugno 2013

Tyler, The Creator - Wolf





















TRACKLIST 420 SW@G IT F@G

01 Wolf
02 Jamba [ft. Hodgy Beats]
03 Cowboy
04 Awkward
05 Domo23
06 Answer
07 Slater
08 48
09 Colossus
10 PartyIsntOver/Campfire/Bimmer
11 IFHY
12 Pigs”
13 Parking Lot
14 Rusty
15 Trashwang
16 Treehome95
17 Tamale
18 Lone

Tyler, The Creator è un rapper e producer negro proveniente dal quel crudele ghetto che è la parte benestante della California. Membro del collettivo rap OFWGKTA, più fico per gli scherzi autistici che per la musica, il 2 aprile di quest'anno Tyler è ritornato fuori con Wolf, il suo terzo album da solista. E per essere un album  proveniente dalla branca dell'hip hop che mi piace meno (ossia quella che ha  un'ottima produzione ma che si piega puntualmente alle forme e gli stili della musica pop più becera) devo dire che ho avuto la mia quota di soddisfazione. Questo perché 'sto tizio ha il mio senso dell'umorismo. Umorismo autistico, a tratti nonsense a tratti proprio brutto, che però mi fa piegare ogni volta; e perciò vada  a farsi fottere chi prende l'album in maniera seria, ci saranno due-tre tracce serie in tutto il disco (Es. Colossus, una sorta di Stan solo più spiritosa e meno psicotica).
Il resto è puro cazzeggio, con sotto una produzione decente ma che sprizza umorismo da tutti i pori. Non capisco come possa essere frainteso quando c'è quella copertina e rime come 
"Bitches scared to let me smash on they ass
Yeah they heard I'm fuckin' nuts like the swag of a fag"

rappate con una voce da basso ipersvogliata. Ad ogni modo un ascolto lo vale, fa ridere sia per la sua voce, sia per la copertina (per ora la migliore del 2013 cazzo) sia per gli skit come quello iniziale, che è una ficata.


SHAREBEAST NON È MEDIAFIRE

2013, Odd Future/RED/Sony Records

venerdì 7 giugno 2013

Push Button Gently - Fuzzy Blue Balloon




















LISTA DELLE TRACCE DIVERSAMENTE ERMENEUTICHE

  1. Weirdo Will
  2. The Bottle
  3. Tarpit clock and the bazoukie
  4. Incoming
  5. Shed
  6. Eyes closed and speed
  7. Kilgore Trout
  8. Go to be ready
  9. Things coming out of my head
  10. Nina
  11. Softie the goo
  12. After al this

I Push Button Gently sono in giro dal 2006, non sono riuscito ad ascoltare gli album che sono venuti prima di questo quindi la mia recensione probabilmente sarà piena di lacune e sarà completamente sbagliata, ma cerco di fare del mio meglio. Non giudicatemi.
Fuzzy Blue Balloon è uno di quegli album di una scena italiana sotterranea che fa i suoi porci comodi all'ombra dei grandi e dei medi, un mondo frammentario e integrativo che ripudia e rigetta la forma-canzone tanto quanto la forma-album. Una forma di sperimentalismo intrecciato con la volontà di emergere, una forma di comunicazione incomunicata da note qui sghembe, qui allineate.
Ed è così che comincia Fuzzy Blue Balloon, con una traccia di un minuto, percussiva e nonsense, la quale alla fine dell'esecuzione lascia spazio ad una ballata pitchforkesque, The Bottle, che si affianca ai brani più lunghi dell'album (Softie the Goo, Shed, Things coming out of my head)  nella sua attitudine che traccia una pennellata tra lo stoner, il rock, l'alternative alla Yorke e la neo-psychedelia, e che sembrerebbe voler abbracciare con una lucerna punk blues tutta la musica elettrica degli ultimi dieci anni. Un progetto ambizioso, destinato a spezzarsi nei lunghi bridge, nelle brevi crepe che vengono tracciate dalle tracce meno ortodosse (Incoming, Eyes closed and speed, Go to be ready, etc.) e che invece sembra avvicinarsi alla realizzazione perfetta nelle sezioni di album che riescono a coniugare questi due volti della medaglia, la sperimentazione e l'indie rock, come nella spettrale e poliomelitica alchimia di Tarpit cock and the bazoukie o nel delizioso carillon pop di Nina.
Un album smembrato e inorganico, ubiquo, fatto di carta straccia.
Ma bello.


2013, Moquette Records

lunedì 3 giugno 2013

Roup Records - Roup Poetry Night





 "Tracklist"

1. Roup Poetry Night Intro
2. Seth LeDonne - Christopher & Girlfriend Experience
3. RJ Myato - Two Poems From  Youtube
4. Autumn Zwibel - Conviction By James Laczowski
5. Ross Hardy - Floating in space
6. Brian DiSanto - Two Poems
7. Lucy Goubert - Improvised Poems About Roupers
8. Joe Mruk - Gas Station
9. Becca Corbetto - I Didn't Think Screaming Could Be Music But I was Wrong


Avete mai visitato una casa abbandonata?
Siete mai tornati dopo molto in un posto dove avete smesso di andare, ma nel quale avete passato parecchio tempo?
Oppure, restando nel web, siete mai capitati in un forum o un blog o una pagina ormai lasciata a sé stessa, abbandonata e non cancellata? Del tipo che entrate e leggete “ultimo messaggio: 20 dic 2010.”
Persone hanno trascorso lì una fase più o meno importante della loro vita, sia essa reale o virtuale. Hanno riso, sparato cazzate, fatto pena, si sono incazzate. E poi se ne sono andate, gradualmente dimenticando, magari ricordando qualche episodio particolare.
La Roup House era una casa (come ce ne saranno innumerevoli, immagino) in cui convivevano musicisti e poeti; si trovava a Pittsburgh. Il loro blog, che come sempre per cose di questo tipo ho sfogliato affascinato, contiene la roba che succedeva ogni giorno; l'ultimo post è di un anno fa, e dice che per vari problemi se ne andavano via un mese prima del dovuto, spiegando un po' dove chiunque stava andando a finire.
Sono quindi andato alla pagina bandcamp, e ho trovato questo; Roup Poetry Night è una sorta di sessione collettiva di letture fatte o modificate dagli inquilini in dieci minuti, e poi lette tra loro. Non sono particolarmente belle o particolarmente interessanti, ma sono l'equivalente musicale della sensazione che ho cercato di descrivervi fino ad ora. Si ha la sensazione, a sentire queste tracce mal registrate, di sconfinare nel territorio di persone sconosciute, di assistere alla reminiscenza di una serata divertente e particolare.
Io, persona completamente estranea agli avvenimenti occorsi in quella casa di Pittsburgh tra quelle persone, mi sono intromesso per quindici minuti nella vita che facevano anni fa. E ne sono uscito commosso, come al solito. Fantastico.


BANDCAMP C'HA LA ROBBA STRANA

PURE IL LORO BLOGGHE

2012, Roup Records

domenica 2 giugno 2013

Blue Willa - Blue Willa




















Tricklist

  1. Eyes attention
  2. Fishes
  3. Tambourine
  4. Moquette
  5. Vent
  6. Good Glue
  7. Rabbits
  8. Birds
  9. Moan
  10. Cruel chain
  11. Spider
La messa grigia dei Blue Willa inizia nel 2006, anno in cui viene prodotto Baby blue (fino al 2013 questo sarà il nome del gruppo), continua nel 2009 e nel 2010 con gli album Come! (prodotto da Benvengnù) e We don't know, uscito con la trovarobato. Nei primi giorni del 2013, la bambina blu cresce, ottiene un nome americaneggiante e un po' malinconico, e nasce l'album di cui mi accingo a parlarvi, Blue Willa, una release complicata, spettrale, rumorosa e diafana.
Già dalle prime sezioni di Eyes attention si nota una grande versatilità, che riesce a far confluire le nenie immature e aspre di Serena Altavilla in aperture strumentali distorte e urla di passione o cordoglio; ma i Blue Willa sono capaci di andare oltre la sterile formula litanistica del post punk ottantino, proponendo dei singoli al vetriolo che ricordano gli stilemi dei Pixies o dei Sonic Youth, come l'euforica Fishes o la no-wave oriented Good Glue
La polivalenza del quartetto pratese si istanzia anche in ballate schizofreniche e accattivanti come Rabbits e in perle antipop come Birds e Moquette, per non parlare della semi-strumentale coda di Spider
Blue Willa ci appare quindi un album policefalo, cosa che peraltro viene suggerito dalla copertina, ma avvolto in una rete di arte oscura che tiene insieme delle carcasse di canzoni, smembrate e in putrefazione, catchy e dissonanti allo stesso tempo. 
Ho assistito al teatro della decostruzione, e ne sono uscito marionetta. 
Buon ascolto. 

BAND WILLA. BLUE CAMP.

2013, trovarobato

sabato 1 giugno 2013

Dinner & the Maincourse - Dinner & the Maincourse




















TRACKLIST & PEPPERONI

  1. Add & Subtract
  2. The Religion test
  3. Pet parasite
  4. Media market
  5. The process
  6. Snake Crotch
  7. Dining in, Dining out
  8. Objects in your place
Dalle ceneri di un gruppo abbastanza anonimo, i The process of elimination, che mescevano con poca personalità lo-fi, indie, noise pop, nel sud della California, nasce un poker di ragazzi che decide di resuscitare le urla e le suggestioni dei Pop Group e della No-Wave, ridimensionando la presenza del free jazz e ritagliandosi una propria estetica attingendo a piene mani dal cantato dell'hardcore punk e dalle strutture del funk metal. 
Il risultato di quest'alchimia è un disco come ce ne sono pochi al giorno d'oggi: scarnificato, dissonante, con un timing ed un senso del ritmo spaventoso (le linee di basso potrebbero essere state tranquillamente estrapolate da un disco di Larry Graham), amelodico e ballabile. 
Non per questo il s/t dei Dinner & the Maincourse deve essere visto come un semplice esperimento di rievocazione storica nei confronti della No Wave: basta ascoltare brani come Media Market o come Dining in, Dining out per rendersi conto che quelle citate prima sono solo influenze, e non maestri da tributare. 
Tutta la follia e il nichilismo degli anni '70-'80 vengono in questa sede trasposti in un'ottica contemporanea, non ci sono fiati preponderanti e non c'è spazio per il modernariato, le calde e riverberanti urla di Teysha derivano chiaramente da una tradizione posteriore alle erosioni del punk, e il senso del dionisiaco viene represso in favore a ritmiche più controllate e basilari, ma non per questo stupide o dozzinali: in alcuni punti sembra di star ascoltando un folle schizofrenico costretto in una camicia di forza.
In conclusione, un breve e virtuoso manifesto di una musica underground che rischia di andare perduta, un richiamo bastardo e seducente, una saporita scheggia di ciò di cui abbiamo bisogno.
P.s.: Niente nasce dalle ceneri di niente, il disco è del 2009 e quindi tecnicamente non si parla nemmeno di giorno d'oggi, scusate. 

BANDCAMP FA LE BUHE

2009, Indipendente